Soci e conflitti

Due soci non litigano quasi mai per il motivo per cui litigano.

Prima che il conflitto diventi una questione di statuto, è una questione di governo.

Cercando in rete «conflitto fra soci» si trovano quasi soltanto avvocati. Parlano di dissidio, di stallo decisionale, di deadlock societario, di patti parasociali e clausole di uscita.

Due persone che non riescono più a decidere insieme, e un’azienda che nel frattempo sta ferma. Io intervengo prima. E quando serve un legale lo dico, senza far finta di esserlo.

Dove si vede che è fermo

Lo stallo raramente si annuncia. Si riconosce da come si muovono le cose intorno.

Le decisioni migrano fuori dalla stanza

Non si decide più in riunione: si decide dopo, in corridoio, fra due persone. La riunione diventa un luogo dove si ratifica o si rimanda.

Compaiono le decisioni «tecniche»

Scelte che riguardano la strategia vengono presentate come questioni operative, per non doverle discutere. È il modo educato di aggirare l’altro.

I collaboratori imparano a chi chiedere

E soprattutto a chi non chiedere. Quando l’azienda si divide in due canali informali, il conflitto è già diventato struttura.

Il tempo si ferma sempre nello stesso punto

Una pratica che aspetta, un investimento rimandato da mesi, un preventivo che non parte. Il punto in cui si ferma il tempo è quasi sempre il punto in cui i due soci non si parlano.

Dipinto di Maria Gabriella Ranno
Far parlare uno zio e un nipote  ·  dipinto di Maria Gabriella Ranno

Perché non è (solo) una questione di soldi

Nella grande maggioranza dei casi il denaro è il linguaggio, non l’oggetto. Quando due soci discutono di compensi, di rimborsi, di chi ha portato quale cliente, quasi sempre stanno parlando di un’altra cosa: di quanto lavoro viene visto, di chi è considerato indispensabile.

Per questo le trattative fatte solo sui numeri si riaprono sempre. Si chiude una partita, e tre mesi dopo ne nasce un’altra identica con un importo diverso.

Come si sblocca

Non con una mediazione generica e non con una cena chiarificatrice. Con quattro cose scritte.

La mappa di chi decide che cosa

Nero su bianco, situazione per situazione. È quasi sempre la prima volta che i due soci vedono insieme la stessa lista, e spesso è lì che si scopre che non erano nemmeno in disaccordo.

Le materie che restano congiunte

Poche e nominate: investimenti sopra una soglia, assunzioni chiave, ingresso di nuovi soci. Tutto il resto va deciso da uno solo, con un numero che dice quale.

Il metodo per quando non c’è accordo

Deciso a freddo, quando si va d’accordo. Chi ha l’ultima parola su che cosa, entro quanti giorni, e che cosa succede se il termine passa. Serve proprio perché un giorno servirà.

Che cosa ciascuno porta e che cosa si aspetta

La parte che di solito non si scrive, ed è quella che fa saltare gli accordi scritti. Va detta una volta, in una stanza, con qualcuno che tenga il tempo.

Non succede quasi mai un dramma

Succede quasi sempre un sollievo: quando una regola non detta viene finalmente detta ad alta voce, la reazione non è la lite.

E se il lavoro porta alla conclusione che la strada giusta è separarsi, va bene lo stesso: separarsi con una mappa costa infinitamente meno che separarsi in tribunale.

I libri che raccontano questo lavoro

Il Terzo Socio

Perché due soci non litigano mai per il motivo per cui litigano

Che cosa c’è davvero dentro un conflitto fra soci, e come si riconosce prima che diventi rottura.

Non è per i soldi

La contabilità invisibile

Quella che ogni famiglia e ogni società tiene senza averla mai aperta.

Chi l’ha deciso?

Perché la tua azienda è organizzata come non avresti mai scelto

Le regole che nessuno ha scritto e che decidono al posto vostro. In preparazione.

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Il primo incontro non si paga

Cinquantacinque minuti per capire se lo stallo è dove pensi che sia. Se poi serve un legale, te lo dico: quello che faccio io viene prima.

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