I nove libri · Il testo di metodo
Il testo di metodo
Liberare l’impresa da ciò che non serve più e tornare a splendere
Disponibile su laFeltrinelli, IBS, Kobo, StreetLib e sulle altre principali librerie online.
Le aziende non falliscono solo per troppo poco. Falliscono anche per troppo di ciò che non serve più. Ogni organizzazione accumula nel tempo regole, abitudini e modi di pensare che un giorno hanno avuto senso e che oggi rallentano, appesantiscono, impediscono di innovare.
Disapprendere non significa dimenticare il passato: significa riconoscere ciò che non funziona più e avere il coraggio di lasciarlo andare, perché il «vuoto fertile» diventi lo spazio in cui nascono innovazione e valore. Questo è il testo di metodo: non è la diagnosi di una legge invisibile, è la lente con cui si leggono tutte le altre.
Non c’è vera innovazione senza disapprendimento.
Per chi guida un’organizzazione che funziona ma si è appesantita, e sospetta che il problema non sia ciò che manca ma ciò che è rimasto. È il volume d’ingresso: breve, e da qui si entra negli altri.
Ogni organizzazione custodisce un istinto antico: continuare. Continuare a ripetere ciò che ha funzionato in passato, continuare a seguire procedure anche quando hanno perso senso, continuare a difendere pratiche che garantiscono una rassicurante familiarità.
Dietro questo istinto si nasconde una convinzione pericolosa: che la continuità sia sinonimo di solidità. Se facciamo oggi ciò che abbiamo fatto ieri, domani saremo al sicuro. Ma è un’illusione. È la trappola della continuità: un bias cognitivo che confonde la stabilità con la sopravvivenza.
Il risultato è l’accumulo ridondante: nuove tecnologie, nuove strategie, nuovi metodi si innestano su strati precedenti senza mai rimuoverli. L’innovazione non sostituisce, ma si aggiunge. L’azienda diventa una città costruita su sé stessa.
Capitolo 1, «La cultura “del continuare”»
Da dove si comincia a togliere
Riconoscere che cosa non serve più è facile a dirsi. Farlo dentro un’organizzazione viva è un’altra cosa. Il primo incontro serve a vedere da dove si parte, e non impegna a nulla.