I nove libri · Il tempo dell’impresa
Il tempo dell’impresa
Gestire il tempo di professionisti e piccole imprese italiane senza rinnegare chi siamo
Disponibile su laFeltrinelli, IBS, Kobo, StreetLib e sulle altre principali librerie online.
Viviamo in un tempo che corre: efficienza, velocità, «move fast». Ma il tempo dell’impresa (soprattutto di quella italiana e familiare) non è americano: è fatto di relazioni, di fiducia, di stagioni che non si comprimono.
Un libro breve e diretto su un equivoco che logora imprenditori e organizzazioni: applicare al proprio contesto un ritmo che non gli appartiene. Con una diagnosi, cinque criteri per distinguere ciò che va accelerato da ciò che non si può accelerare, e un quaderno di lavoro.
Smettere di correre per ricominciare ad andare lontano.
Per il professionista che si sveglia già in ritardo su una gara che non ha scelto, e per l’imprenditore che ha provato tutti i metodi di produttività e si è sentito, ogni volta, un po’ più inadeguato.
Elena si sveglia alle sei e mezza, e alle sei e trentacinque ha già perso.
Non lo direbbe così, naturalmente. Se le chiedessi come va, ti risponderebbe «bene, un po’ incasinata, il solito», con quel sorriso di scusa che le donne competenti tengono pronto da anni. Ma la verità sta nel gesto delle sei e trentacinque: la mano che allunga verso il telefono sul comodino, e mentre l’occhio mette a fuoco lo schermo, lo stomaco che si stringe di un grado. Diciotto messaggi. Non ha ancora poggiato i piedi per terra, e la giornata è già una lista di cose che qualcun altro ha deciso per lei.
Elena è una commercialista brava. Non nel senso modesto in cui lo diciamo per gentilezza: brava davvero, di quelle a cui i colleghi mandano i casi che non sanno sbrogliare. Eppure ogni mattina si sveglia con la sensazione precisa, fisica, di essere già in ritardo su una gara che non ha nemmeno scelto di correre.
Capitolo 1, «L’orologio che qualcun altro ha regolato»
Se il ritmo non è il tuo
Capire quale parte del lavoro va davvero accelerata, e quale no, è una cosa che si fa meglio in due. Il primo incontro serve a questo e non impegna a nulla.